"Il tumore della prostata: se lo conosci lo curi"

Il tumore della prostata è la neoplasia maschile più frequente in Italia. Ha un incidenza del 12% nella popolazione, con 23000 nuovi casi l’anno e 9070 decessi (22 morti ogni 100.000 abitanti).
Interessa principalmente gli uomini con più di 55-60 anni, aventi parenti di primo grado affetti dalla stessa neoplasia. Uno stile di vita “occidentale” sembra aumentare l’insorgenza del tumore prostatico, favorito da un eccessivo consumo di carne, acidi grassi e latticini.
La diagnosi precoce, fatta con lo screening attraverso l’esame del PSA, è un argomento fortemente dibattuto, poiché a fronte di un aumento di diagnosi di neoplasie potenzialmente insignificanti (malattia a decorso lento ed in alcuni casi indolente), sembra diminuire il tasso di mortalità fino al 20%. L’esame di screening ideale dovrebbe essere quello in grado di stabilire quali neoplasie avranno un decorso indolente ed andranno trattate con vigile attesa (osservazione) e quali avranno un decorso potenzialmente invasivo che necessitano di trattamento chirurgico o di altro tipo. Allo stato attuale delle conoscenze non abbiamo a disposizione un test in grado di darci tali informazioni, per cui il PSA è tuttora l’esame più importante. Novità in questo campo si attendono da un nuovo marcatore genomico, il PCA3, che attualmente non può sostituire il PSA, ma può aggiungere ad esso informazioni interessanti circa il sospetto diagnostico di neoplasia.

La neoplasia prostatica “gode” di un approccio terapeutico multidisciplinare e la sua terapia può essere “confezionata su misura” per ogni singolo paziente. L’Urologo, infatti, in base alle condizioni cliniche del paziente affetto da neoplasia prostatica, può scegliere l’opzione chirurgica della prostatectomia radicale che può essere effettuata con tecnica tradizionale, laparoscopica o robotica, può inviare il paziente ad un protocollo di radioterapia che ha risultati in termini di sopravvivenza simili alla chirurgia, può consigliare al paziente la sola terapia medica o può candidare il paziente a nuove metodiche miniinvasive come l’HIFU o la crioterapia.
Come detto prima l’Urologo può anche “etichettare” la neoplasia di un paziente come potenzialmente insignificante e seguirla nel tempo con il PSA (e forse in futuro con la PCA3) senza proporre trattamenti invasivi.
Tutte le opzioni terapeutiche descritte, se scelte in modo appropriato, sono curative nell’80% dei casi ed hanno un basso impatto sulla qualità di vita, ma ne migliorano la spettanza.

Dr. Luigino MACCATROZZO - Primario Unità Urologica Ospedale Cà Foncello - ULSS n. 9 Treviso